Processo di attaccamento e base sicura

“Quando saranno adottabili?”

E’ questa la domanda che riceviamo più di frequente quando iniziamo presto a pubblicizzare dei cuccioli per l’adozione.

Spieghiamo sempre agli aspiranti adottanti che i piccoli necessitano di stare con la mamma il più a lungo possibile, per imparare a fare i ratti, ma anche per costruire la propria soggettività e gettare le basi per definire quale sarà la modalità che adotteranno nel relazionarsi coi propri simili o per affrontare le novità.

Ma stavolta vorremmo approfondire la ragione per cui quando accogliete cuccioli di nemmeno un mese state facendo loro un grossissimo torto – sì, anche se “mangiano già da soli”.

Per comprendere cosa c’è dietro all’esigenza di un cucciolo di stare con la madre per almeno 40 giorni (e le cucciole femmine consentono anche di superare questo termine) abbiamo la necessità di fare una piccola premessa generale di carattere etologico.

Partiamo dal concetto che il primissimo periodo di vita per i ratti, come per tutti mammiferi, è estremamente importante per la loro crescita da un punto di vista comportamentale, poichè, come abbiamo già detto, è in questa fase che il cucciolo apprende dalla madre (e anche grazie alla presenza dei fratelli) a “fare il ratto”

I mammiferi infatti esternalizzano nelle cure parentali la costruzione della propria identità di specie: ciò significa che un cucciolo di ratto appena nato mancherà di tutta una serie di strutture comportamentali tipiche della sua specie e che quindi le prime settimane di vita diventano cruciali per l’acquisizione e per l’esercizio delle stesse. 

Quando insistiamo sul fatto che i piccoli stiano con la loro madre il più possibile lo facciamo in primis per questa ragione: per metterli nella condizione di diventare dei “veri ratti”, capaci di relazionarsi coi propri simili correttamente perché in grado di comunicare bene, mettendo in atto comportamenti correttamente strutturati, appresi dalla loro mamma ed esercitati coi fratelli attraverso il gioco.

Ma c’è un’altra importante motivazione che rende la presenza della madre fondamentale in questa prima fase della vita dei cuccioli ed è strettamente connessa al ruolo che la stessa riveste come “base sicura”, ovvero come punto di riferimento per il cucciolo, che continuerà a riferirsi a lei durante tutte le prime esperienze di vita.

Per consentirvi di comprendere al meglio il concetto di base sicura, dobbiamo spiegare (molto sommariamente in questa sede) in che cosa consiste il processo di attaccamento; secondo la Teoria dell’Attaccamento, formulata dallo psicologo inglese John Bowlby dopo uno studio accurato dei lavori in ambito etologico di Konrad Lorenz, la personalità di un individuo comincia a strutturarsi fin dai primissimi mesi di vita e un suo sviluppo armonioso dipende principalmente da un adeguato attaccamento alla figura materna.

La presenza e il sostegno della madre consentono al bambino di mettere in atto un’esplorazione serena del mondo, con la consapevolezza che la mamma è sempre presente per lui e che quindi è dalla mamma che può tornare immediatamente in caso di difficoltà, perché lei è appunto una base sicura.

Come già detto, Bowlby con questa sua teoria integra la prospettiva psicoanalitica con ricerche provenienti da altri ambiti scientifici tra cui l’etologia e le teorie evoluzionistiche; ed il fatto che l’attaccamento e la cura della prole siano peculiarità dei mammiferi ci consente di estendere ed applicare il concetto di base sicura a tutte quelle specie che dedicano molto tempo alle cure parentali, tra cui i ratti ovviamente.

Ciò premesso, ci viene più semplice comprendere che questo sistema secondo il quale ad una richiesta del cucciolo segue immediatamente una risposta della madre, che è presente, crea un sentimento di auto-efficacia nel piccolo, che svilupperà quindi un profilo emotivo sicuro nell’affrontare le novità.

Produrre al contrario un’assenza o una carenza di cure materne in questa sensibilissima fase, togliendo un cucciolo alla madre prematuramente, comporta per il piccolo una vulnerabilità sia emotiva che cognitiva, che può avere grossi effetti sul suo sviluppo. Sarà dunque molto più probabile per un cucciolo separato presto dalla sua mamma sviluppare un profilo insicuro e timoroso nell’affrontare nuove esperienze.

L’obiettivo diventa quindi consentire ai piccoli di stare con la mamma il tempo necessario per poter apprendere tutti quei comportamenti che li rendono ratti, ma anche per poter strutturare un legame emotivamente sicuro che si traduce successivamente in una sicurezza dell’individuo stesso nell’affrontare qualsiasi avvenimento. 

E ciò con la consapevolezza che tutto questo può avvenire solo all’interno di un arco temporale ristretto, quello delle prime settimane di vita, oltre il quale diventa complesso (in realtà quasi impossibile) aggiustare le cose cercando di sopperire alla mancanza della figura materna.

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