Inserire un nuovo ratto

2ba0e0e6fa2493680216a0b4a2f6cd52L’inserimento di un nuovo ratto in una colonia preformata, o anche far conoscere due ratti che non si sono mai visti tra di loro (specie se maschi adulti), è un processo da non sottovalutare e va eseguito con la massima consapevolezza e pazienza.

I ratti sono animali sociali, amano molto la compagnia dei propri simili: questo viene ripetuto all’infinito. Tuttavia ogni ratto ha il proprio carattere e le sue “simpatie/antipatie” (alcuni profili caratteriali saranno infatti più compatibili tra loro rispetto ad altri); sta a noi far sì che l’introduzione del nuovo arrivato non generi eccessivo trambusto nella colonia (oppure atteggiamenti aggressivi che potrebbero essere facilmente evitati) e soprattutto che tutti i ratti siano tutelati, sia a livello fisico che psicologico.

[NB: Particolare attenzione va riservata a quei ratti che per qualsiasi motivo non siano stati correttamente socializzati (ad es. tolti dalla cucciolata ai 30 giorni di vita -o prima- e successivamente tenuti sempre da soli) o che in generale abbiamo passato un periodo più o meno lungo in solitudine. Questi ratti, proprio perchè la solitudine è contraria alla natura sociale del ratto, potrebbero sviluppare problemi comportamentali e rivelarsi aggressivi verso i propri cospecifici, non riconoscendoli come tali o non gradendone la presenza; questo però non ci deve far desistere dal provare un inserimento con un ratto “solitario”, tentando tutto il tentabile (sterilizzazione, percorsi di riabilitazione comportamentale ecc) perchè il vantaggio che ne ricavano vivendo in compagnia è talmente grande da meritare almeno il tentativo, sempre con le giuste conoscenze e precauzioni. Se poi le cose non andranno come sperato avremo comunque fatto tutto il possibile per garantirgli una vita più completa e felice.]

⚠️L’argomento è complesso e suscettibile di tutta una serie di variazioni ambientali e caratteriali  che è IMPOSSIBILE racchiudere in una breve guida una spiegazione esaustiva e soprattutto adatta ad ogni circostanza su come procedere in fase di inserimento.

L’obiettivo di questa sezione è quindi quello di fornire delle piccole regole base per facilitare soprattutto chi si trova alle prime armi, tenendo sempre presente che non si tratta di leggi universali.

📫I volontari dell’Associazione sono sempre disponibili a fornire chiarimenti e indicazioni a chi dovesse averne bisogno. Tutti i nostri adottanti e i nostri soci possono inoltre beneficiare di un supporto in videochiamata per tutte le fasi dell’inserimento.

Prima di tutto, come è facile intuire, il nuovo arrivato non può semplicemente essere inserito nella gabbia o più in generale nel territorio del ratto “di casa”. Mai e poi mai inserire il rattino appena adottato nello stesso trasportino dell’altro! Il “metodo del trasportino” (consigliato da alcuni), verrà spiegato più avanti.

I tempi di inserimento sono piuttosto variabili, vanno in media da un paio di giorni a due settimane, ma in alcuni casi possono durare molto di più. L’importante è seguire sempre le regole base, rispettare i tempi consigliati (allungarli se i vostri ratti lo richiedono), ed essere costanti: non si può pensare di fare due giorni di socializzazione intensa e quattro giorni di pausa totale, perché poi sarebbe come ricominciare da capo.

In generale inserire cuccioli tra di loro non è mai un grosso problema ed è un processo abbastanza veloce; lo stesso vale per i ratti adulti vissuti in gruppo che fin da giovani hanno imparato a socializzare con nuovi arrivi. Più ostica è l’introduzione di un nuovo arrivo in una colonia già formata e consolidata da tempo; generalmente i maschi adulti interi tendono a dare più problemi in fase di inserimento, ma non è una regola fissa, esistono infatti anche femmine molto caratteriali che rendono l’impresa piuttosto ardua.

1) PRIMA REGOLA imprescindibile: luogo neutro. L’incontro dei due ratti deve avvenire in un luogo assolutamente sconosciuto ad entrambi, perchè nessuno dei due deve sentirsi in dovere di difenderlo come proprio territorio. Oltre che sconosciuto deve essere privo di odori, quindi laviamo bene la zona e NON inseriamo in questa fase nell’ambiente prescelto oggetti appartenenti ad uno dei due ratti (o a noi, nel caso di ratti possessivi nei nostri confronti); anzi, meglio se per i primi incontri non ci siano affatto oggetti da “rivendicare” (quindi nemmeno cibo, che è la risorsa primaria!) o utilizzare come nascondiglio. Alcune volte però, è utile mettere nell’ambiente delle barriere visive, costituite da oggetti “inerti” (non conosciuti da nessuna delle due parti e che non possano fungere da nascondiglio; es: cuscini, bottiglie vuote, scatole di cartone chiuse, giornale accartocciato, foglie, ecc), giusto per rendere l’ambiente più interessante e smorzare la tensione: l’obiettivo è che il loro interesse non sia solo rivolto all’intruso, ma anche all’ambiente circostante, che stimolando la loro curiosità renda l’esperienza più piacevole. Non c’è un metodo migliore dell’altro a priori, provate e vedete come reagiscono i vostri ratti.

2) Scegliamo un luogo non troppo ampio (ma nemmeno minuscolo, intorno ai 2m²): gli spazi e le distanze in tutte le specie sociali e nei ratti nello specifico hanno un ruolo fondamentale in ambito comunicativo, quindi spazi troppo angusti non consentono agli animali un’adeguata comunicazione. Tuttavia uno spazio troppo ampio porta molto spesso a inseguimenti, che finiscono di solito in zuffe o comunque in grandi spaventi da parte dell’inseguito e frustrazione dell’inseguitore. Un buon luogo è la vasca da bagno: piccola, a prova di fuga e facilmente lavabile. Tuttavia in alcuni casi i ratti tendono a concentrarsi sul cercare di saltare fuori, evitando quindi di entrare in relazione con i loro simili: in questo caso sarà necessario scegliere un altro luogo. Anche un letto o un grande tavolo possono andare, avendo cura che i ratti non possano scendere e scappare o farsi male. Se non disponiamo di uno spazio del genere possiamo fare un recinto, di cartone o in polionda, delle dimensioni adeguate alle esigenze dei singoli ratti coinvolti.

3) Inseriamo i ratti nell’ambiente prescelto contemporaneamente: se anche uno dei due vi permanesse da solo per qualche minuto, avendo il tempo di esplorare e marcare, quel territorio verrebbe rivendicato come “già occupato”, e non sarebbe più considerabile come neutro.

boxing1

Foto dal web

4) La comunicazione sociale nel ratto è molto coreografica: gli inseguimenti, mettere a pancia all’aria il nuovo arrivato, gli squittii da parte di questo, il grooming forzato, i calci, fanno parte del NORMALE repertorio comunicativo di questa specie. Dobbiamo permettere che chiariscano il prima possibile i ruoli gerarchici tra loro, senza intrometterci. Tuttavia, qualora gli animali mostrassero segni di disagio (orripilazione, soffi, stridore dei denti ecc) e il rituale si facesse davvero violento, esitando in morsi che provocano ferite anche gravi agli animali coinvolti, occorre separarli, facendo molta attenzione a non essere morsi. Per questo motivo, prima di ogni inserimento, è bene munirsi di un asciugamano/copertina da usare per proteggere le mani in caso sia necessario infilarle tra i ratti coinvolti.

5) Per separare due ratti che litigano è possibile inoltre utilizzare uno spruzzino con dell’acqua e tenere a portata di mano un asciugamano da buttare sopra i due per dividerli senza rischiare morsi. Se non abbiamo fatto errori, i morsi sono un’ eventualità piuttosto rara, quindi non facciamoci prendere dall’ansia, solo è utile essere preparati. Nel caso accadesse dobbiamo prima di tutto capire il perché uno dei ratti ha morso e agire di conseguenza, ritentando eventualmente dopo qualche giorno (per permettere ai ratti di calmarsi) con le dovute precauzioni e/o cambi di procedura.

6) La durata di ogni seduta di socializzazione dipende moltissimo dalle reazioni dei singoli ratti coinvolti. In generale è meglio fare brevi sessioni, frequenti. Se possiamo scegliere quindi è meglio procedere con due/tre sedute al giorno più brevi, piuttosto che una sola più lunga. In generale, l’incontro può considerarsi concluso quando l’attenzione sul nuovo arrivato tende a scemare, i ratti si calmano e si dedicano ad altre attività, come esplorare l’ambiente e pulirsi. Il tempo necessario a calmarsi dovrebbe via via diventare sempre più breve, è quindi il punto di riferimento per apprezzare i progressi ottenuti. REGOLA FONDAMENTALE: prevenire sempre eventuali tensioni! Le sessioni devono concludersi possibilmente sempre in maniera positiva, affinché i ratti coinvolti possano marcare l’evento positivamente dal punto di vista emozionale. Un buon ricordo dell’esperienza infatti farà sì che gli animali coinvolti siano meglio disposti ad affrontare serenamente la sessione successiva.

7) Talvolta persone che ci contattano per un supporto in fase di inserimento ci dicono che è statoloro consigliato di mettere vicine le due gabbie, quella del ratto di casa e quella del nuovo arrivato, per far sì che si annusino attraverso le sbarre senza potersi far male.

⚠️ATTENZIONE! In realtà questo metodo nella stragrande maggioranza dei casi non fa altro che esacerbare lo stress e generare frustrazione nei ratti coinvolti, che possono sentire e vedere l’altro ratto, ma non interagirci fisicamente e chiarire così i ruoli gerarchici. Un ratto frustrato può diventare un ratto molto aggressivo non appena riesce a intercettare la fonte di quell’odore che tanto lo ha tenuto sulle spine. Quindi sconsigliatissimo!

8) Con alcuni ratti può valere la pena effettuare un periodo di scambio di odori prima dell’incontro vero e proprio: si può provare inserendo la lettiera di uno nella gabbia dell’altro e viceversa (anche eventualmente amache e altri oggetti impregnati di odore); in questo modo potranno abituarsi ad un odore estraneo, senza la presenza fisica dell’estraneo, provocando nella maggioranza dei casi solo curiosità, ma non stress o frustrazione.

Se però notiamo al primissimo tentativo di scambio odori che il ratto di casa non reagisce bene, annusa nervosamente la lettiera, ispeziona la gabbia, gonfia il pelo, ecc, lasciamo immediatamente perdere: meglio lasciarlo tranquillo fino all’incontro vero e proprio. E’ consigliabile iniziare lo scambio di lettiera qualche giorno prima degli incontri fisici, ed eventualmente continuare anche dopo (sempre che non causi agitazione: può accadere che un ratto sia indifferente all’odore nuovo finchè non ne conosce la fonte reale, quindi valutare in base alla situazione).

⚠️ Questa fase di scambio richiede un’elevata capacità di lettura del comportamento dei ratti coinvolti: se siete alle prime armi e faticate a riconoscere quello che i ratti stanno comunicando nell’esplorazione degli oggetti con l’odore dell’altro ratto, evitate questo passaggio che potrebbe compromettere totalmente il buon esito dell’inserimento.

9) Se abbiamo un colonia la cosa migliore è far conoscere al nuovo arrivato i membri singolarmente, partendo dai soggetti più tranquilli; in questo modo non avrà le attenzioni di più ratti tutte insieme e si sentirà di più a suo agio.

10) Se i ratti da inserire fosse due, si possono fare incontri a tre (due ratti nuovi e il ratto di casa); i ratti di casa divideranno le loro attenzioni e tenderanno ad essere meno pesanti nei confronti di uno solo. In generale per questo motivo è sempre più facile inserire due rattini piuttosto che uno, ma valutiamo sempre il caso particolare: alcuni ratti, non potendo gestire l’interazione con i nuovi arrivi contemporaneamente, tendono ad agitarsi troppo e passare il tempo rincorrendo prima uno e poi l’altro, arrivando a frustrarsi; in questi casi quindi meglio ritentare con uno solo di loro, per vedere se le cose vanno meglio.

11) Cerchiamo di preparare gli incontri quando i ratti sono a stomaco pieno e quindi più tranquilli, la fame rende nervosi 😉

12) Da tutto ciò detto finora si può capire che prima si stabiliscono i ruoli gerarchici, meglio è! Gli inserimenti tirati troppo per le lunghe spesso non vanno a buon fine (o necessitano di più tempo del necessario), quindi cerchiamo di partire con il piede giusto fin dall’inizio, senza ansia, preparando incontri una o due volte al giorno per almeno qualche giorno o finchè i ratti lo richiedano, senza fretta ma rimanendo costanti.

13) Quando i ratti di casa singolarmente si mostrano indifferenti all’incontro e non pensano più a conoscere e sottomettere i nuovi arrivati, possiamo aumentare il gruppo e fare incontri con 2 ratti di casa, poi 3 e così via a seconda della grandezza della colonia. Normalmente non dovrebbero esserci problemi, e potremmo quindi passare al punto 14.

14) Inserire cibo e altre distrazioni nell’ambiente: cibo sparso in più punti (non in una ciotola sola, che potrebbe essere monopolizzata e quindi diventare una risorsa da difendere) e accessori. Normalmente i ratti dovrebbero essere interessati a curiosare e mangiare, e non prestare attenzione ai nuovi; se così non fosse, ripetere più volte lo stesso procedimento finchè questo non avviene. Anche lo spazio degli incontri si può via via aumentare, sempre facendo attenzione che non vi siano vie di fuga nè troppi nascondigli.

15) Quando siamo sicuri che i nostri ratti si comportano bene, passiamo alla FASE FINALE, di inserimento nella gabbia: laviamo da cima a fondo tutta la gabbia, compresi ripiani, sbarre e accessori (gli oggetti di legno, difficili da pulire completamente dagli odori, eliminiamoli temporaneamente), con acqua e sapone e con un’ultima passata di acqua e aceto, per essere sicuri di aver eliminato completamente qualsiasi odore. Cambiamo la lettiera e la disposizione dei ripiani e degli oggetti, dovrà sembrare una gabbia “nuova” agli occhi della precedente colonia. Dopodichè inseriamo i ratti tutti insieme e stiamo a guardare: passeranno diverso tempo ad esplorare e marcare, solo in seguito eventualmente potrebbero avere da ridire sui membri nuovi, quindi restiamo nei paraggi per qualche ora, meglio se abbiamo tutto il giorno a disposizione. Al solito, tentativi di sottomissione senza morsi a sangue sono normali, quindi controlliamo solo a distanza che non si facciano male. Se ci sembra che il gioco si stia facendo troppo pesante, un rumore forte (come sbattere le mani, meglio evitare la voce, che ricondurrebbe a noi e li indurrebbe a litigare solo quando non siamo presenti) può aiutare a distrarli senza la necessità di intervenire fisicamente.

Se anche questo passaggio va bene, inseriamo cibo in diversi punti della gabbia (tutte le risorse in generale, quindi anche nidi, casette, ecc., per il primo periodo dovranno essere distribuite in vari punti della gabbia, per far sì che non vengano negate ai nuovi arrivati) e continuiamo a tenerli sott’occhio. Se le sedute di socializzazione precedenti sono state abbondanti e positive, probabilmente nel giro di poche ore o un paio di giorni al massimo li troveremo a dormire tutti insieme. 🙂


METODI SCONSIGLIATI

METODO DEL TRASPORTINO: il metodo del trasportino consiste nel mettere i due ratti insieme in un trasportino (non eccessivamente piccolo) o una gabbietta e portarli in macchina e/o dal veterinario o altro. Si tratta quindi di metterli di proposito in una situazione spiacevole o spiazzante, in cui lo stress sia maggiore della voglia di litigare. In questo momento di instabilità emozionale, la maggior parte dei ratti tende a cercare conforto da un altro ratto, cosa che apparentemente potrebbe aiutare a creare un legame. In realtà questo metodo non lavora sulla relazione degli animali in sè, ma gioca semplicemente sul far loro paura o metterli a disagio e in condizioni in cui litigare non è nemmeno fisicamente possibile. Ricordiamo infatti che in natura l’aggressione è proprio l’ultima spiaggia per gli animali perché il rischio di uscirne con ferite compromettenti è alto – e una ferita significa spesso morte. Due animali chiusi in uno spazio angusto arriveranno quindi molto difficilmente a uno scontro fisico, ma nulla avremo fatto per agevolarli nel comunicare in maniera efficace per consolidare la loro relazione.

C’è un unico caso in cui questo metodo potrebbe essere utilizzato come chance finale, ma solo con ratti che già si conoscono (e di cui si conoscono quindi il carattere e le reazioni reciproche), che hanno la stessa taglia (per intenderci non un cucciolo con un adulto, che potrebbe ucciderlo con un morso) e carattere simile (è inutile e pericoloso mettere un ratto aggressivo con uno timido e sottomesso, che non potrebbe fuggire e avere la peggio): si tratta del caso in cui lo stress prolungato di sessioni di inserimento continue diventi più alto e dannoso per il benessere dell’animale dello stress causato dallo stare insieme in un piccolo trasportino. Si tratta di una valutazione che difficilmente persone alle prime armi o con poca esperienza possono fare, quindi consigliamo di affidarsi a professionisti per scegliere come procedere.

In generale comunque, come già detto, NON consigliamo il metodo del trasportino, ma la spiegazione è necessaria per evitare tentativi di inserimenti approssimativi che finiscano in tragedia.

Condividi: